Dopo una settimana di scarico e di riflessione ora sono pronta a scrivere un resoconto di questo Europeo che non è andato come credevo.
Dopo le gare di WRE in giro per l'Europa devo dire che pensavo di entrare senza problemi della top20 con qualche speranza in più per la Long che avevo preparato con più interesse. Più cresco più mi rendo conto di amare le gare toste, lunghe e provanti, da veri uomini duri.
Ma il 22° posto della Long non mi soddifa affatto come non mi piace il 26° della Midlle (a 6'36" dall'oro). Per non parlare della sprint che come squadra non ci aspettavamo così intricata, sbagliato approccio alla gara.
Analizzando gli intertempi, le cartine e i km fatti in preparazione - sia da sola che con il mio preparatore - devo dire che fisicamente c'ero e più di così non avrei potuto fare senza incorrere in overtraining, cali fisiologici o - tiè - infortuni.
Senza dubbio, come avevo dichiarato, ho trascurato la tecnica a favore delle ore in sella per colmare il gap fisico che mi sembrava eccessivo per puntare ad un risultato di alto livello.
Credo di essere via via riuscita - test sui watt alla mano - in questo avvicinamento al gotha internazionale della mtbo anche se ho ancora molto da fare soprattutto nella guida della mtb su terreni ripidi e sassosi che richiedono più esperienza.
Quindi dove ho sbagliato?
In sostanza ho sbagliato a non uscire in carta nell'ultimo mese, mi è mancata la giusta sinergia tra pedalata e lettura durante la navigazione, tra corpo e mente. Ho sottovalutato la possibilità che il terreno così "piatto", facile e veloce potesse farmi andare molto forte fino a produrre tanto di quell'acido lattico da mandare il cervello in pappa.
Non ero pronta psicologicamente a darmi degli stop nel momento di scarsa lucidità durante la navigazione, mi mancavano degli schemi da adottare in caso di "emergenza".
Riguardando le carte della gare e le scelte di percorso durante la settimana danese, confrontando gli split times con le mie compagne di squadra e su internet con le prime e rimuginando sugli errori sono arrivata all'ultima gara - la staffetta - con delle certezze in più, con la consapevolezza di poter reggere il ritmo forsennato della prime frazioniste al lancio, con ben chiara le tecnica di navigazione adatta al terreno danese.
Ce l'ho fatta, ho condotto la mia gara quasi perfetta e ho dato il cambio a Stella Varotti al terzo posto con un distacco di 1'47" dalla testa della corsa.
Abbiamo alla fine chiuso al 9° posto con la speranza di qualcosa di più per i mondiali.
Archiviato l'Europeo si guarda avanti.
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