SuperLau Blog

venerdì, giugno 19, 2009

Campionati Europei 2009 (Danimarca) - European MTBO Championship 2009 (Denmark)

Laura Scaravonati - Training Camp DanimarcaIl primo evento importante di quest'anno è dietro l'angolo. Domattina parto per la Danimarca e martedì comincia la kermesse europea con la Sprint.
Il programma è piuttosto intenso con quattro gare in cinque giorni.

Che dire?
Parto con la sicurezza psicologica di aver fatto tutto il necessario per arrivare in forma, non ho perso nemmeno un allenamento dal 5 gennaio ad oggi ed è già un buon punto di partenza per affrontare questa dura settimana con la serenità che mi serve.

Ho avuto la fortuna di incontrare tante persone che mi hanno aiutato in questi mesi di preparazione e anche per loro, ma come sempre, mi impegnerò al massimo e affronterò le gare con tutta la grinta che ho, senza mai mollare!

Martedì 23: gara Sprint
Mercoledì 24: gara Middle
Giovedì 25: gara Long
Venerdì 26: riposo
Sabato 27: gara a Staffetta

Potete seguire i risultati sul sito della Federazione http://www.fiso.it/


Principessa guerriera, Baffo e Panzaaaaaa...arrivoooooooo!!!

Team Italia - Training Camp Danimarca

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giovedì, giugno 18, 2009

SUNSET BIKE 2009

Tutte le informazioni per partecipare alla Sunset Bike 2009 di sabato 20 alle ore 17 le trovate qui. Per scaricare la brochure dell'evento clikkate qua.

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Back to heaven

Rientrata dal ritiro spirituale in quel della caserma di Valdo - con belle novità - organizzo le idee ma soprattutto le cosa da portare con me in Danimarca.

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venerdì, giugno 12, 2009

"1982 – Quarantadue/Venticinque" - Blogospite: Rebelot

“Lì, poco più avanti, siamo quasi arrivati”. Mio padre mi indica il posto, proprio quel tornante stretto stretto, nel quale l’asfalto pare che cambi addirittura pendenza in orizzontale e non solo in verticale. Faccio fatica a salire a piedi, l’auto l’abbiamo lasciata più sotto, ma la scarpinata è finalmente quasi finita. Saranno stati due chilometri di ascesa, per le mie gambe corte e paffute, lungo quella strada che odora ancora di asfalto bagnato di rugiada e già di sottobosco macerato continuamente dagli acquazzoni e dal sole di una anticipata estate, in attesa di un futuro autunno più confortevole.

E’ qualcosa di significativo, essere lì insieme, solo noi due: ci siamo alzati presto, con Milano che ancora sonnecchiava, ed abbiamo incontrato solo qualche tram sferragliare per le vie deserte, percorse con la nostra 131 bianca. Autostrada, cappuccino e brioche al grill, e sul sedile c’é lo zaino riempito con la dotazione d’ordinanza: bottiglia d’acqua, lattina di cocacola e billy (per me), birra peroni (per lui), sacchetto di carta per i panini (cotto e formaggio, preparati dalla mamma che se ne è poi tornata a letto), mele, felpa e kway che non si sa mai se abbiamo freddo o piove.

Poi la coda sulla statale, la paura di non fare in tempo ad arrivare, la polizia che ci fa passare con il contagocce dalle transenne controllando gli accessi. Ma è tutto ok, papà non perde il sorriso, mi tiene la spalla: facciamo in tempo, mi dice, rispondendo a voce ai miei sguardi un po’ inquieti.

Quando vedo la mèta mi tranquillizzo. Ci appostiamo in quel punto, che lui conosce bene. Guardo l’orologio e non dovrebbe oramai manca molto. E’ la mia prima volta lì, e l’emozione mi prende che non riesco nemmeno a sbocconcellare il cibo, mentre mio padre lo finisce di gusto, ora che è pomeriggio inoltrato. Stiamo seduti, oltre il guard rail, su una pietra che pare messa apposta a fungere di panchina. Lungo la strada vi sono altre persone che chiacchierano, ridono, discutono. Siamo molti, qui, in questo martedì di fine maggio.

Da lì a poco passano molte auto, che prima non avevo notate. Sono tutte colorate, con grandi scritte sulle fiancate, e molte moto. Pian piano che il corteo rombante passa, cresce l’attesa. Un tizio con un enorme frigorifero in mano, una cassetta blu con il coperchio bianco, di plastica, tipo quella che lo zio porta ai picnic quando andiamo per funghi dice “Gelati!”. Mio papà si avvicina, e mi compra un Liuk, il mio ghiacciolo preferito: inizio a divorare il limone dal sapore artificiale, un po’ già scongelato a dire il vero, in attesa di assaporarne il bastoncino di liquirizia.

Quand’ecco, proprio in quel momento, che da sotto, laggiù in fondo, prima del tornante più in basso, vedo bene qualcosa brillare, e iniziare a salire rapido dalla curva. Guardo avvicinarsi quelle macchine umane, quell’insieme solidale di muscoli e metallo, e cresce il silenzio delle persone attorno a noi, che cercano di scrutare. Si sono zittite tutte e, per un interminabile secondo, si sente solo un muto girare di ingranaggi secchi e di corone dentellate e palmer che frusciano e catene tirate che strappano centimetri alla strada: dura un attimo.

Quando il gruppetto si avvicina, all’unisono, come se un direttore d’orchestra l’avesse ordinato, le mani scivolano sulla leva e un rumore sordo sposta il deragliatore posteriore e, l’ultima possibilità, l’ultima risorsa vien loro in soccorso: sul pignone è il momento del venticinque, proprio un impercettibile attimo prima che un clacson di moto irrompa nell’irrealtà di quell’istante; quindi, scoppia la festa.

Imprevedibile, irragionevole, incredibile: si agitano mani, si urlano nomi, qualcuno lascia il fiato per correre tre metri accanto, taluni guardano composti, altri saltellano sul posto, uno è fermo con la bocca aperta, mentre il suo amico cerca affannosamente sul giornale dei numeri. In un Hemingwayano clamore mi scorrono davanti gocce di sudore, visi deformati dalle smorfie, pelli bruciate dal sole, simboli di fatiche umane epiche ma non ultime, poiché vi sanno ancora tornanti da mordere e salite sulle quali arrancare, oggi stesso più avanti, ma anche domani, tra dieci anni.

Mi pare di stare lì una mezz’ora, quando in realtà saranno stati solo venti secondi o poco più: mi trovo con il Liuk che si sta sciogliendo sul bastoncino e che cola sulle dita irrimediabilmente impiastricciate, stupito, rapito da un’estasi fanciullesca a godermi quel fulmineo spettacolo che vale una giornata di lezione persa a scuola; una storia indimenticabile, sospesa tra la metafora della vita e la vita stessa, e che conta più di tante delle parole scritte sul mio sussidiario di terza elementare.

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"Chez Superlau"

La notizia che il blog di Rebelot resterà chiuso per un po' mi ha sorpreso e rattristato. E' come se da un giorno all'altro in edicola non trovassimo più uno dei nostri quotidiani preferiti, come se il barista sottocasa decidesse di chiudere improvvisamente per ristrutturazione privandoci del consueto rito del cappuccino&brioche.

Rebelot è da sempre tra i miei blog preferiti e ho pensato subito a lui come primo ospite di una nuova rubrica intitolata "Chez Superlau" nella quale inviterò blogstars e personaggi di varia provenienza a lasciarmi un po' di loro attraverso un post.
Carta bianca.

Domani in giornata pubblicherò il lavoro del mio primo blogospite: Rebelot.

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giovedì, giugno 11, 2009

SuperLau di Canossa

Laura Scaravonati e il castello di Rossena

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SIDI Dragon 2 Carbon

A caval donato...

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martedì, giugno 09, 2009

Silver in Poland/Argento in Polacchia

Laura Scaravonati - Podio Gran Prix Polonia 2009Monumento agli ebrei, BerlinoPorta di Brandeburgo, Berlino

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giovedì, giugno 04, 2009

Last training e via che si torna in Polonia

Ne è passata di acqua sotto ai ponti dalla prima volta in assoluto che sono stata in Polonia. Era il 1994 e ho partecipato al mio primo Campionato Mondiale Junior di Corsa Orientamento a Gdynia (Danzica).
Al di là dei risultati ho tanti ricordi piacevoli.

Ho impresso nella memoria la squadra norvegese che aveva un parterre di baldi giovani decisamente al di sopra della media, la pasta con la marmellata - che allora mi pareva un sacrilegio ma non avevo ancora conosciuto la cucina rumena -, la faccia sfregiata dai pini della finlandese Liisa Antila - che avendo perso una medaglia data per certa si era autoflaggellata in quel modo orrendo -, il caldo pazzesco e il beverone di sale e limone che il coach ci faceva trangugiare senza sosta.

Se devo dirla tutta la Polonia non è tra le mie destinazioni sportive preferite e durante la mia ultima visita (il Campionato Mondiale di Mountain Bike Orienteering 2008) ho avuto ancora conferme. Di fatto domani ci ritorno per tre gare internazionali di cui due valide per il World Ranking, la long di sabato e la middle di domenica.

Destinazione Balinek.

(In foto scorci dell'allenamento di ieri)
Laura Scaravonati verso Gombio Laura Scaravonati in salita
Laura Scaravonati su un'altra salita
Laura Scaravonati ammira il Castello di Rossena mentre sorseggia mirtillo

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martedì, giugno 02, 2009

b-rain-storming (without storm)

Tac. Tac. Tac-tac. Tac-tac-tac-ta-tac-tac-ta-tac-ta-tac.
Il Garmin segna 59 km, 2h03'22, 171 bpm. La salita vera è praticamente appena iniziata. Faccio un calcolo sommario di quanto ci vorrà ad arrivare, forse 50 minuti.
Raggiungo il gruppetto che mi aveva superato sullo strappo iniziale. Sono fermi a bordo strada, si stanno infilando le mantelline.
Li guardo con la coda dell'occhio per capire le loro intenzioni, proseguiranno?
Ecco, un cartello. Mancano 18 km.
Tac-tac-tac-tac-tac-tac.
Scruto il cielo, ho visto di peggio. Mannaggia, sarebbe bastato partire mezz'ora prima.
Mi giro ma non vedo nessuno, saranno tornati, per forza. Chissà che freddo avrebbero patito sulla discesa del ritorno. Peccato però. Le loro mogli saranno contente nel vederli rientrare con un paio d'ore di anticipo.
Sto salendo bene, un'Audi nera mi sta seguendo da qualche minuto. Mi giro, il conducente non ha la faccia da assassino. Dopo la curva mi giro di nuovo per sincerarmi di aver visto bene. Alza il pollice, mi sta incitando.
Aumento un po', due ciclisti stanno scendendo, "guarda che su fa freddo" mi urla uno dei due. Staranno pensando che sono sola, sotto l'acqua. Non è così.
Un cartello, 9 km al mio arrivo.
Laura ha freddo, Superlau no.
Tiro su i manicotti, in un primo momento mi sembra di stare meglio ma è un'illusione. Sento i piedi lamentarsi.
Mi sfiora il pensiero di mollare ma appena lo percepisco è già lontano. Cosa staranno facendo le mie avversarie in questo momento? Immagino la principessa guerriera impegnata in un cross-country russo, Christine su una rampa svizzera, Michaela in una discesa super tecnica, il baffo in una landa ungherese. Dimenticavo gambecorte, quella è una dura.
Non mollo, anzi, aumento un poco.
La valle si sta aprendo, non dovrebbe mancare molto.
Dovevo mettere quell'olio riscaldante-abbronzante, lo sapevo.
Ultimo chilometro, aumento ancora e sono a tutta.
Strappo finale.
Arrivo.

2h47'50 -79.97 km - 157 avg - 184 max.

Proud of myself.

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