Sarà che essendone coinvolta lo noto maggiormente ma a me sembra che in giro ci sia pieno di gente con braccia e spalle ingessate o intutorate. Vero?
Esattamente due mesi fa a quest'ora ero in una stanza d'albergo a Praia da Vieiria, in Portogallo, alla vigilia della prima gara valida per la classifica di World Ranking con un certificato ospedaliero che parlava di una queda da bicicleta, di una ferida perna direita e di una fractura tuberosidade do umero con arrancamento. Non essendo in pericolo di vita avevo optato per le dimissioni e per farmi rimettere al più presto i pezzi a posto da un chirurgo italiano. Magari anche un po' bravo.
Ero insonne e con nessuna speranza di chiudere occhio in tempi brevi.
Avevo passato le tre ore di viaggio dall'ospedale all'hotel a pensare a come camuffare al telefono con i miei genitori la voce rotta dal pianto pressochè ininterrotto e come addolcire la realtà dei fatti.
"Ciao papi, domani non faccio la gara sai? E nemmeno dopodomani.......mi sono scheggiata un po' la spalla e non riesco bene a muoverla". E' così che è andata la telefonata a casa.
Avevo pensato anche a come comunicare a Sacco e Visio (allenatore e responsabile squadra nazionale mtbo, ndr) che non mi avrebbero visto nelle classifiche della gara del giorno dopo. Dopo tutti i progetti insieme, le speranze e la fiducia che mi avevano sempre dato non volevo deluderli.
Non ce l'ho fatta a chiamare.
E i "forestali" chi li avverte?
Ero riuscita a sentire solo Giaime (compagno della nazionale, ndr) subito dopo il referto dei raggi per chiedergli di trovarmi il primo volo per l'Italia. Ma al suo "perchè?" non ero riuscita a rispondere con la mia voce.
La sfiga ha però voluto che un vulcano islandese che non eruttava dal 1823 invadesse i cieli d'Europa con una nube talmente beffarda da impedire qualunque contatto aereo con l'Italia.
Dopo quattro giorni di stanza d'hotel e di hall aeroportuale, di deperimento fisico e morale in una Lisbona grigia e piovosissima, con i cartelloni delle partenze che riuscivano a scrivere soltanto CANCELLED la Madonna di Fatima ha voluto far volare un benedetto aereo fino a Barcellona dove la scialuppa inviata dai vertici della FISO - che non smetterò mai di ringraziare - mi ha portato in salvo.
Grazie a Daniele Zammicheli di Endurancenter il Dott. Pietro Banchini ha fatto il resto. Una vite e due ancorette hanno ricomposto il puzzle.
"Scordati l'artroscopia" mi disse il chirurgo appena arrivata da Barcellona. Invece eccomi qua con soltanto qualche taglietto qua e là.
Ad oggi proseguo con la riabilitazione giornaliera in piscina e non e sono completamente autosufficiente per la vita quotidiana. Da una settimana dormo per tutta la notte ma non posso ancora guidare mezzi a quattro nè due ruote. Sono in grado di cucinare pizza (senza impastarla) e sushi per quattro persone, a passarmi la piastra per i capelli fin quasi alla radice e a farmi una coda di tutto rispetto sul lato destro della testa. Riesco anche a fare ciao-ciao con la mano senza suscitare troppi sospetti sull'articolarità. E' un saluto un po' alla giapponese ma efficace.
A dispetto dei normali tempi di recupero, dei dubbi dei fisioterapisti e del chirurgo e nonostante all'aspetto possa sembrare un po' buffa nei movimenti il Mondiale rimane a tutt'oggi il mio pensiero fisso.
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